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rome 176009 640Qiqihar (AsiaNews) - Almeno sette chiese e le relative comunità sono state soppresse negli ultimi mesi nella diocesi di Qiqihar, il cui vescovo, mons. Giuseppe Wei Jingyi (foto 2) è riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. Membri del Fronte unito, polizia, rappresentanti dell’Ufficio affari religiosi sono entrati nelle chiese mentre si celebrava la messa, hanno interrotto i servizi liturgici, cacciato via i fedeli, li hanno minacciati e decretato la chiusura delle comunità. Ai sacerdoti è stato richiesto di lasciare il territorio, se non volevano essere espulsi con la forza. Le comunità soppresse sono tutte “sotterranee”, ossia non registrate. Esse però vivevano in buone relazioni con le autorità del luogo da anni.

Vi sono due fatti curiosi: anzitutto che la soppressione è iniziata alla fine di settembre, poco dopo la firma dell’accordo fra Cina e Vaticano (22 settembre) e la cancellazione della scomunica del vescovo ufficiale della zona, mons. Giuseppe Yue Fushen di Harbin; in secondo luogo va sottolineato che mons. Wei, pur essendo un vescovo sotterraneo, ha buoni rapporti con le autorità.

Asia News - Soppresse sette chiese e comunità nella diocesi di Qiqihar