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Intervista a Massimo Introvigne18739891 10213138006907973 8514690192509152398 n

 

Pagine del CESNUR bloccate dalla Aeroflot, la principale compagnia russa, ma anche nel resto della nazione secondo quanto da lei recentemente rappresentato in seguito alle critiche espresse dal Centro Studi sulle Nuove Religioni in merito alla legge che bandisce i Testimoni di Geova. Come interpreta questa reazione da parte della Russia?

Era già successo in passato. La Russia, come fanno altri Paesi che possiamo chiamare gentilmente "diversamente democratici", usa dei robot che bloccano l'accesso a certe pagine. Questi robot sono usati anche da altri Paesi per bloccare l'accesso a certe forme di pornografia (mentre in Italia sono bloccati solo specifici siti dalla Polizia Postale). I robot non sono intelligenti: per esempio bloccano certe pagine del CESNUR ma non altre, non meno critiche delle violazioni della libertà religiosa in Russia. Tutto questo sarebbe solo aneddotico - gli studiosi e le persone veramente interessate possono sempre aggirare questi blocchi usando un VPN, cioè un programma che fa credere alla rete che si colleghino da un Paese diverso dalla Russia - se non fosse che ne emerge un dato interessante: i blocchi automatici in uso per la pornografia minorile o il terrorismo ora esistono in Russia anche per quello che è percepito come "difesa delle sette".

sky 178981 640La giurisprudenza, ancora una volta, deve sostituirsi al legislatore e se la cava come meglio può. E’ questo l’elemento che accomuna le recenti vicende in materia di religione e credo, dalla riapertura della moschea a Roma alla discussa sentenza della Corte di Cassazione in merito al kirpan, il coltello rituale che i Sikh battezzati devono, in quanto precetto, obbligatoriamente indossare.

Un oggetto sacro, quindi, e non volto ad offendere, come la comunità non si stanca di ribadire sottolineando che non vi sono casi registrati in cui un Sikh battezzato l’abbia utilizzato come arma. Non stupisce dunque che in altri Paesi – Inghilterra, USA, Canada – la legge consenta al proprietario di portarlo. Ma questo spetta appunto al legislatore, non al giudice; il quale, obtorto collo, s’è visto obbligato ad un pronunciamento e nel caso specifico ha espresso, duole dirlo, un principio morale, peraltro discutibile nella sua eccessiva vaghezza, in base al quale i migranti devono conformarsi ai valori della società che li ospita. Una formula etica, al limite, ben lontana dall’applicazione di un enunciato giuridico che come tale in Italia non esiste: questi valori non sono codificati da nessuna parte. E così la giurisprudenza si complica. Accade lo stesso con le moschee: in assenza d’una legge nazionale che regoli l’edilizia di culto, ora arrivano i vigili a chiuderle, ora i giudici le riaprono; una situazione inaccettabile, frutto di un’inerzia parlamentare che dura ormai da lunghi decenni.

In sostanza, le persone che appartengono a minoranze religiose che non sono giunte ad una Intesa col governo italiano non sanno veramente che fare. Vogliono pregare: l’islamico si reca alla moschea, ma si pone il problema della destinazione d’uso, perché il locale è un C1 o C2, dunque i vigili, inevitabilmente, lo chiudono; allora parte il ricorso, i tribunali già intasati di procedimenti lo discutono e non potendo vietare alla gente di praticare il proprio credo, sulla base del dettato costituzionale, riaprono la moschea. Al Comune non spetta solo vigilare sugli abusi edilizi, ma anche garantire la libertà di religione; a sua volta però non può fare affidamento su una normativa nazionale e i musulmani sono terreno di propaganda: qui l’amministrazione ha timore di ripercussioni politiche nel tutelare questo diritto inalienabile e lì si varano apposite leggi anti-moschee che a loro volta finiranno alla Corte Costituzionale, dove saranno dichiarate illegittime.

moscow 2210329 640Mettiamola giù nuda e cruda: cosa c'è di più stupido della strumentalizzazione della religiosità negli anni del terrorismo internazionale? Apparentemente, niente. Eppure sta diventando una specie di moda che contagia l'intero pianeta.

Con Agenzia Radicale ci eravamo occupati della vicenda UNESCO: la risoluzione sulla “Palestina occupata” che negando di fatto le radici ebraiche e cristiane del Monte del Tempio di Gerusalemme metteva in discussione la sacralità del luogo per due su tre delle grandi religioni monoteiste. La preoccupazione che avevamo espresso allora non riguardava direttamente la questione israelo-palestinese, ma il fatto che si utilizzasse un tema delicato com'è quello della convivenza tra fedi diverse nella condivisione di un solo territorio considerato sacro dai fedeli per strumentalizzarlo ad uso e consumo di quei governi che intendono mettere in discussione, in una sede tutt'altro che appropriata, il ruolo d'Israele nel controverso dramma dei territori occupati.

Ora l'UNESCO ha gettato la maschera e, senza più nominare i luoghi sacri per non incorrere nel problema delle denominazioni (erano stati utilizzati unicamente i nomi islamici, negando di fatto l'appartenenza ebraica e cristiana dei siti) emana una risoluzione che interviene direttamente sulla sovranità d'Israele su Gerusalemme. E come ha fatto notare il ministro Alfano, “l'UNESCO non può diventare la sede di uno scontro ideologico”: l'Italia infatti, dopo l'astensione iniziale, ha votato decisamente contro; ma al di là di queste (a nostro avviso condivisibili) valutazioni, resta il gravissimo precedente, nella delicatezza del momento storico che stiamo vivendo, dell'utilizzo per scopi chiaramente ideologici dell'identità religiosa fino a negare le più basilari radici culturali, storiche e antropologiche di aree come appunto il Monte del Tempio, che i cristiani ricordano per il velo che si squarciò in seguito alla crocifissione di Gesù ben prima che esistessero le moschee.

Soffiare sul fuoco, quindi, di una situazione già potenzialmente esplosiva sul piano della convivenza sarebbe di per sé gravemente irresponsabile, ma la strumentalizzazione della religiosità aggiunge un elemento incomprensibile nel momento storico che stiamo attraversando. Eppure l'idea che ledere i diritti religiosi dei popoli sia un modo per affrontare i conflitti o perfino per combattere il terrorismo stesso non si è diffusa solo presso l'UNESCO. La Russia infatti, peraltro tra i Paesi favorevoli alla risoluzione, ha appena bandito i Testimoni di Geova con una legge che si appresta a ridurre le libertà fondamentali di tutte le altre minoranze religiose sul territorio, sbandierando lo scopo di ostacolare gli estremismi – un po' com'è successo, in piccolo, qui in Italia con le leggi regionali “anti-moschee”, che negando agli islamici i diritti di culto sanciti dalla Costituzione hanno poi di fatto condotto anche alla chiusura delle chiese evangeliche.

 

Legge russa

Come previsto, i casi di persecuzione religiosa in Russia si moltiplicano e arrivano incessantemente segnalazioni riferite ad altri casi, oltre quello del bando dei Testimoni di Geova.

Il 24 aprile 2017 il presidente del Southern Baptist Theological Seminary, R. Albert Mohler Jr., ha dichiarato ufficialmente, nel suo podcast giornaliero “The Briefing”, che il bando e la criminalizzazione  dei TDG, perpetrato dalla Russia, dovrebbero preoccupare anche tutti i cristiani evangelici: “Se i TDG sono estremisti allora anche gli evangelici, i presbiteriani o i luterani potrebbero essere accusati nello stesso modo. La Russia criminalizza i gruppi religiosi per il loro credo, non per le loro azioni”.

Il caso di Donald Ossewaarde, un pastore battista indipendente che guidava una comunità definibile “setta” secondo l’accezione ben espressa da Mohler, è a suo modo emblematico. Il 14 Agosto 2016, tre poliziotti hanno fatto irruzione durante lo studio Biblico della domenica mattina, che il pastore e sua moglie tengono presso la loro abitazione a Oryo. Il pastore è stato accusato di condurre attività missionarie illegali. Riconosciuto colpevole è stato condannato a pagare una multa di 40,000 rubli. Ossewaarde si è appellato alla Suprema Corte, ma, come è successo per i Testimoni di Geova, l’appello non ha avuto successo. Ora ha presentato un ricorso alla CEDU.

Intanto è stato costretto a chiudere la sua chiesa, che ora è in vendita insieme alla sua casa, e si sta dimettendo dalla Baptist International Missions Inc. In un’intervista al Baptist Press, egli afferma che, dopo la legge Yarovaya, in Russa tutte le religioni diverse dalla Chiesa Ortodossa Russa sono considerate “sette” e verranno bandite, come è successo ai TDG. Afferma, inoltre, che “La Chiesa ortodossa sta attraversando un periodo fortunato” perché “ha avuto un buon successo nel servirsi del governo per far fuori i concorrenti”, e conclude ”Mi aspetto che continuerà così per molto tempo”.

Queste dichiarazioni del pastore esiliato sono state confermate da un importante esponente della Chiesa Ortodossa Russa, come si legge in un articolo di Interfax (2 maggio 2017), intitolato: La Chiesa Ortodossa Russa è d’accordo con la messa al bando dei Testimoni di Geova in Russia (Russian Orthodox Church supports ban on Jehovah's Witnesses in Russia). L’articolo riferisce di una dichiarazione fatta dal Metropolita Hilarion di Volokolamsk, che dirige il Dipartimento Sinodale per le relazioni esterne della Chiesa ortodossa, nel corso di un programma televisivo sul canale Rossiya 24 (VGTRK).

Nel corso della trasmissione il metropolita ha salutato con favore la decisione della Suprema Corte di bandire i TDG e spera che “la perniciosa e pericolosa influenza dei TDG ora possa iniziare a diminuire”. Ha anche dichiarato che “la Chiesa ortodossa non ha preso parte al processo e non è stata interpellata in alcun modo”. Il metropolita ha affermato che la Congregazione dei TDG è “una setta, totalitaria e pericolosa”. Ha riferito di esserne certo perchè ha “avuto l’opportunità di parlare con ex membri della setta più di una volta”.

Articolo di Raffaella Di Marzio pubblicato in Confronti.net

Il caso della Congregazione dei Testimoni di Geova in Russia si inserisce in un contesto gravemente illegale cortesupremarussae discriminatorio che caratterizza le politiche di quel paese che mirano a limitare le libertà civili e, in particolare, la libertà religiosa. L’approvazione, e l’entrata in vigore, della controversa legge Yarovaya, ha colpito indiscriminatamente tutte le chiese diverse dalla Chiesa Ortodossa Russa, come segnalato ripetutamente, negli anni, da diverse Ong, dall’Onu, dalla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) e altri importanti organismi internazionali.

La legge Yarovaya, infatti, limita drasticamente il lavoro dei missionari, il proselitismo, l’insegnamento e qualsiasi attività finalizzata a invitare le persone ad aderire a un gruppo religioso. Tuttavia l’aspetto che più colpisce, per ciò che riguarda il caso dei Testimoni di Geova, è che contro di loro viene utilizzata, abusandone, la legge anti-estremismo. Essa viene applicata – “impropriamente”, secondo la Cedu – contro comunità religiose del tutto pacifiche, ma “minoritarie”: per essere accusati di “estremismo”, infatti, non è necessario usare violenza o minacce. È “estremismo” anche cercare di convincere qualcuno della superiorità della propria religione rispetto a un’altra, attraverso una propaganda pacifica e rispettosa delle persone contattate. In effetti, proprio questo comma della legge ha provocato il bando delle pubblicazioni dei Testimoni di Geova e di pacifici gruppi di musulmani, alcuni dei quali sono stati imprigionati.

Nonostante una petizione contro la legge russa, che ha superato le 100mila firme, la preoccupazione per la situazione della libertà religiosa e di credo in Russia cresce ogni giorno poiché le autorità si mostrano indifferenti o violano apertamente qualsiasi norma finalizzata alla protezione e difesa delle minoranze.

Di questi temi si è discusso anche nel corso della conferenza stampa organizzata dall’on. Rostellato (Pd) alla Camera dei deputati, il 12 aprile 2017, per presentare una interpellanza (n. 2/01744,) di cui è prima firmataria.