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florence 1655830 640«La Chiesa cattolica fiorentina dimostra con i fatti di rispettare la libertà religiosa e di promuovere la libertà di culto ». Lo ha ribadito ieri pomeriggio il cardinale Giuseppe Betori a margine della consegna da parte del Demanio all’Arcidiocesi di Firenze delle chiavi della Certosa del Galluzzo. Nella mattinata era stata infatti annunciata la firma di un protocollo d’intesa tra il Comune di Sesto Fiorentino, la diocesi stessa, l’Università e l’Associazione per la Moschea di Firenze per la realizzazione, appunto, di una moschea nel territorio di Sesto Fiorentino, su un terreno attualmente di proprietà della diocesi, che sarà venduto alla Comunità islamica.

Allo stesso tempo, la diocesi otterrà, sempre a titolo oneroso, un altro terreno di proprietà dell’Università nell’area del Polo scientifico di Sesto sul quale realizzare a sua volta un centro religioso. In un comunicato congiunto, i quattro soggetti interessati hanno spiegato che il protocollo sarà firmato il 22 dicembre dopo l’esame da parte dei rispettivi organi competenti e che l’accordo «nasce dalla ricerca da parte dei fedeli musulmani di Sesto Fiorentino di un luogo adeguato e dignitoso dove esercitare il proprio culto, e dalla volontà del Comune di Sesto Fiorentino di dare una risposta a questa esigenza, tutelando il diritto di ogni comunità a professare liberamente la propria fede religiosa come sancito anche dalla Costituzione».

 

Avvenire - Firenze. Moschea a Sesto Fiorentino «Libertà di culto nei fatti»

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Il secondo “Rapporto ecumenico sulla libertà di religione dei cristiani nel mondo” è stato presentato oggi in una conferenza stampa a Berlino da Ludwig Schick, vescovo di Bamberg, presidente della Commissione Chiesa universale della Conferenza episcopale tedesca, e da Petra Bosse-Huber, vescovo incaricato per le questioni internazionali della Chiesa evangelica tedesca.

Il documento offre una “panoramica dello stato globale del diritto umano alla libertà religiosa”. Lo studio è espressione della “speciale solidarietà” verso i “fratelli e sorelle nella fede” che “vivono molte difficoltà e subiscono discriminazioni”, ha spiegato mons. Schick.

 

Germania: presentato il secondo “Rapporto ecumenico sulla libertà di religione dei cristiani nel mondo”

book 3005680 640Il 5 dicembre a Roma, alle 13.34, è stato compiuto un importante passo in avanti nel cammino ecumenico delle Chiese cristiane in Italia: ha visto la luce, infatti, un organismo che da tempo si aspettava e si invocava da più parti, e che per ora ha preso il nome di “Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia”. Non una nuova struttura “giuridica”.

Ma un punto stabile di incontro che nasce, spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, come “segno della volontà di continuare insieme il cammino intrapreso negli ultimi anni dalle Chiese, con l’intenzione di avere un organo di collegamento e consultazione il più veloce e agile possibile per poter intervenire come cristiani su temi di attualità o di emergenza e promuovere iniziative comuni; un organismo però che possa anche venir riconosciuto in via ufficiale da ciascuna delle parti in causa, da ciascuna Chiesa quindi”.

 

SIR Servizio Informazione Religiosa - Chiese cristiane in Italia: nasce la “Consulta ecumenica”, un segno di unità per l’Italia

meditation 2214532 640“Un’importante occasione per rinnovare e rafforzare i legami di amicizia e rispetto” e “anche un’opportunità per affermare” il comune impegno “per la pace, il rispetto della dignità umana e la giustizia per ogni uomo e donna”: cosi il Papa incontrando a Yangon il Supremo Consiglio Sangha dei Monaci Buddisti.

“Non solo in Myanmar, ma in tutto il mondo – ha sottolineato Francesco - le persone hanno bisogno di questa comune testimonianza da parte dei leader religiosi”.

 

News.va - Il Papa ai monaci buddisti: offriamo insieme parole di speranza

banani 2978376 640Un Papa che chiede perdono per l’indifferenza del mondo, con un doppio abbraccio, pubblico e privato. È l’istantanea del viaggio in Bangladesh che passerà alla storia. Non solo perché la parola Rohingya, in realtà sempre presente sotto traccia in Myanmar, viene pronunciata apertamente per la prima volta da Francesco nel suo 21° viaggio apostolico internazionale, ma perché diventa il simbolo di tutte le tragedie dei popoli dimenticati dalla storia, di tutte le vittime della “cultura dello scarto”, di ogni tipo di umiliazione della dignità umana.

“Dio, oggi, si chiama Rohingya”, dice il Papa nell’abbraccio nascosto alle telecamere. Ed è proprio in quel nascondimento che si comprende fino in fondo che, per lui, Rohingya non è una parola ma un volto, anzi 16 volti incontrati nel giardino dell’arcivescovado di Dacca che rappresentano un popolo e vanno ben al di là del già immenso campo profughi di Cox’s Bazar, oasi di salvezza messa a loro disposizione dal cuore generoso del Bangladesh. “Dio, oggi, si chiama Rohingya”, e da oggi la comunità internazionale non potrà più voltarsi dall’altra parte. Un’altra periferia del mondo, da oggi, è diventata cattedra, grazie all’umile megafono di un Papa venuto “quasi dalla fine del mondo”.

 

SIR Servizio Informazione Religiosa - Papa in Bangladesh: chiede perdono a Rohingya per “l’indifferenza del mondo”