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1024px Flag of India.svgNew Delhi (Agenzia Fides) - “I cristiani sono vittime di violenza in India. Stiamo combattendo per i nostri diritti fondamentali: il diritto di esercitare il culto e la libertà religiosa come cittadini di questo paese. Pertanto siamo qui per protestare contro ogni forma di violenza, persecuzione, ingiustizia e discriminazione perpetuata su cristiani e chiese”: lo dice all'Agenzia Fides il cristiano Minakshi Singh, attivista per i diritti umani, organizzatore di una manifestazione che, a New Delhi, ha riunito centinaia di fedeli di diverse confessioni per protestare contro la crescente violenza.

Secondo lo United Christian Forum, nei primi sei mesi del 2019 si sono registrati 158 episodi di violenza contro i cristiani in 23 stati dell'India, nei quali sono stati feriti anche 110 donne e 89 bambini. Tra gli attacchi, 130 riguardano attacchi o intimidazioni e minacce da parte di gruppi violenti che hanno percosso fedeli riuniti pacificamente in chiesa o in sale di preghiera. "Ciò significa che "praticare la propria fede sta diventando motivo di insicurezza nel 90 per cento del territorio indiano" ha scritto il Forum.

Agenzia Fides - ASIA/INDIA - Aumentano gli attacchi alle chiese: protesta dei cristiani

 

Himachal Pradesh, nuova legge contro le conversioni forzate. Sajan K George: È contro i cristiani

Mumbai (AsiaNews)Il governo dell’Himachal Pradesh, guidato dal Bharatiya Janata Party, ha approvato la nuova legge sulla “libertà religiosa”, che inasprisce ancora di più quella del 2006, con pene severe per chi attua conversioni forzate. La norma, dal titolo Freedom of Religion Act 2019, è passata a larga maggioranza. Ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), dichiara: “Le leggi anti-conversione sono lo strumento per molestare i cristiani vulnerabili”.

La legge è stata approvata il 30 agosto. Secondo i promotori, i nazionalisti indù, essa ha “lo scopo di garantire la piena libertà religiosa, proibendo le conversioni attuate con forza, travisamento, condizionamento eccessivo, coercizione, lusinghe, matrimonio, o ogni altro mezzo fraudolento”. Le pene vanno da un minimo di uno a un massimo di cinque anni di reclusione; fino a sette anni con l’aggravante della conversione di dalit, donne e minori.

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India. Garantire il rispetto delle minoranze

L’arcivescovo Justin Welby è arrivato in India sabato scorso, dove è stato accolto dal moderatore della Chiesa dell’India meridionale. Durante la sua visita, che durerà dieci giorni, incontrerà anche rappresentanti della Chiesa dell’India del Nord.

Annunciando il suo arrivo su Twitter, l’arcivescovo ha affermato di non vedere l’ora di pregare con i cristiani locali, nonché di «conoscere le gioie e le sfide» delle chiese del paese. In particolare, Welby ha esplicitato le sfide in un articolo pubblicato su The Times in coincidenza dell’inizio della sua visita, in cui ha affermato che i cristiani dell’India stanno vivendo «difficoltà».

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La pulizia religiosa dell’India nell’Assam: due milioni di musulmani verso l’espulsione

"Quel che è successo ai Rohingya cacciati da Myanmar potrebbe succedere adesso anche a noi, qui nell’Assam. E abbiamo tanta paura", il militante per i diritti umani Nazruli Ali Ahmed è davvero preoccupato dalla notizia di giornata: il governo indiano ha pubblicato una lista di quasi 2 milioni di persone che risiedono in India da tutta la vita, ma cui è stata subito tolta la cittadinanza poiché sospetti di essere immigranti clandestini del Bangladesh. Di punto in bianco.

Così, più di un milione e 900 mila indiani sono stati esclusi dal Registro Nazionale dei Cittadini e potrebbero essere accompagnati alle frontiere del Bangladesh entro l’anno prossimo. Chi non troverà le prove scritte di essere emigrato in India prima del 1971, data di nascita del Bangladesh, perderà terre, diritto di voto e la libertà di restare. I ricorsi impossibili Ci sono solo quattro mesi per fare appello presso tribunali lenti e intasati, un’arma burocratica che spinge tanti allo sconforto, e alcuni al suicidio. Sì, perché nel frattempo si finisce in campi di concentramento malsani e pericolosi.

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Sopravvissuti ai pogrom del 2008: I martiri del Kandhamal vivranno in eterno

Cuttack-Bhubanewsar (AsiaNews) – I martiri del Kandhamal “vivranno tra di noi in eterno”. Lo affermano i sopravvissuti alle persecuzioni anti-cristiane del 2008 in Orissa, di cui lo scorso 29 agosto ricorreva l’11mo anniversario. Per ricordare quanti hanno perso la propria vita pur di non rinnegare la fede cristiana, l’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar ha organizzato le celebrazioni in quattro decanati. In totale, vi hanno preso parte circa 50mila fedeli. P. Pradosh Chandra Nayak, vicario dell’arcidiocesi, ha detto: “Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Per questo ogni disumano atto di violenza contro i membri delle minoranze religiose è davvero triste e sventurato”.

Il vicario sottolinea che “tra i sopravvissuti sono ancora attuali paura e minaccia, preoccupazioni e angosce, dolore e agonia”. Nell’agosto del 2008 i radicali indù hanno compiuto la più feroce persecuzione contro i cristiani in India della storia recente.

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