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switzerland 100925 640“Non abbiamo paura di lavorare in perdita!”. È l’unica aggiunta a braccio, sotto forma di esortazione, al suo primo discorso in terra elvetica. Nell’esclamarlo, durante il pellegrinaggio ecumenico al World Council of Churches di Ginevra (Wcc), Francesco – il terzo papa dopo il beato Paolo VI e san Giovanni Paolo II a visitare la Svizzera, ma il primo a fare visita all’organismo che compie 70 anni di attività – spiega come i cristiani, prima che dichiararsi “conservatori” o “progressisti”, devono schierarsi dalla parte di Gesù e del Vangelo. Si tratta di un’opzione preliminare decisiva, obbligatoria e non facoltativa: l’ecumenismo “è una grande impresa in perdita”, agli occhi del mondo, perché per il cristiano il bivio di sempre è quello tra “camminare nello Spirito” e “camminare nella carne”.

“Se ogni uomo è un essere un cammino, e chiudendosi in se stesso rinnega la sua vocazione, molto di più il cristiano”, esordisce il Papa nella preghiera ecumenica, in cui chiede di “rigettare la mondanità”, quella che ha provocato il fallimento dei tentativi di porre fine alle divisioni dei cristiani. Troppo facilmente ci si ferma davanti alle divergenze che rimangono o ci si blocca, con pessimismo, ai blocchi di partenza, il primo bilancio dell’ecumenismo, che ieri come oggi ha una meta precisa.

SIR Servizio Informazione Religiosa - Papa a Ginevra: l’ecumenismo è “una grande impresa in perdita”