«Il primo problema per chi ritorna è la fiducia. I cristiani sono stati martoriati e gli yazidi hanno lo stesso problema e forse sono ancora più abbandonati perché non hanno un retroterra in Occidente, dove potersi rifugiare», osserva Mario Giro. «L’unica vera risposta – prosegue il viceministro degli Esteri – è che la comunità internazionale se ne faccia carico mentre oggi, comprensibilmente, è ancora preoccupata dalla guerra contro il Califfato e di quanto accade nella vicina Siria. Ancora non c’è un vero programma globale, nemmeno dell’Onu, di “replacement” di tutte queste persone protette ed accompagnate».
Una “protezione internazionale”, invocata come un mantra per tre anni dai caldei e dei siro-cattolici sfollati a Erbil, Dohuk e nel resto del Kurdistan iracheno. «È quello che ci vuole, e il più rapidamente possibile. L’Italia lo desidera e non vede altra possibilità: se no se ne dovranno andare tutti». È come un appello la riflessione di Giro che prosegue: «Immagino il dilemma di un capofamiglia cristiano o yazida in questo momento. Una triste realtà da cui non si sfugge senza un sistema internazionale ». Un rientro fra incertezze e paure per chi, in 3 anni di attesa, non ha tentato di emigrare in Occidente o in Australia.
Avvenire - Iraq. «Il mondo dia sicurezza alle minoranze a Ninive»

«Il primo problema per chi ritorna è la fiducia. I cristiani sono stati martoriati e gli yazidi hanno lo stesso problema e forse sono ancora più abbandonati perché non hanno un retroterra in Occidente, dove potersi rifugiare», osserva Mario Giro. «L’unica vera risposta – prosegue il viceministro degli Esteri – è che la comunità internazionale se ne faccia carico mentre oggi, comprensibilmente, è ancora preoccupata dalla guerra contro il Califfato e di quanto accade nella vicina Siria. Ancora non c’è un vero programma globale, nemmeno dell’Onu, di “replacement” di tutte queste persone protette ed accompagnate».