Si torna a parlare di Rohingya e di Bangladesh. Di certi eventi si parla per qualche settimana, poi tutto viene lasciato cadere in una sorta di limbo mediatico. Come se non fosse successo nulla. E nessuno parla, ad esempio, dell’immenso lavoro che devono svolgere le associazioni e le organizzazioni internazionali per aiutare i rifugiati fuggiti da un paese dove erano perseguitati o dove è in atto una guerra.
Così è stato anche per i Rohingya, cacciati dal Myanmar e “rifugiati” in Bangladesh, uomini e donne di una minoranza etico-religiosa musulmana perseguitata dalla popolazione e persino dai monaci buddisti a suon di persone linciate, famiglie trucidate e villaggi incendiati, e che per evitarne il diritto di voto erano stati ritirati loro i documenti rilasciati nel 2015.
Bangladesh. Le autorità e l'UNHCR rilasciano ai Rohingya i documenti d'identità
- Scritto da Camillo Maffia
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Si torna a parlare di Rohingya e di Bangladesh. Di certi eventi si parla per qualche settimana, poi tutto viene lasciato cadere in una sorta di limbo mediatico. Come se non fosse successo nulla. E nessuno parla, ad esempio, dell’immenso lavoro che devono svolgere le associazioni e le organizzazioni internazionali per aiutare i rifugiati fuggiti da un paese dove erano perseguitati o dove è in atto una guerra.