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dome 382125 640«La Chiesa non si abbassa a questi livelli…». Con queste parole Paolo VI, che domani sarà proclamato santo dal suo quarto successore Francesco, replicò alle obiezioni di quanti, in Vaticano, volevano vincolare il via libera alla costruzione della moschea di Roma a una forma di reciprocità, pretendendo che anche in Arabia Saudita si potesse costruire una chiesa. È un episodio poco noto, perché documentabile soltanto attraverso qualche testimonianza.

Né il Comune di Roma, né il Governo italiano erano tenuti a chiedere l’assenso del Pontefice per concedere il terreno da destinare alla costruzione di quella che sarebbe diventata la più grande moschea dell’Occidente, nella culla della cristianità, nella capitale del cattolicesimo. Lo fecero per una forma di rispetto istituzionale, nel 1973, quando presidente del Consiglio era Giulio Andreotti, il politico italiano più legato alla Curia romana. Lo fecero soprattutto perché quanti si opponevano al progetto cercarono nel Pontefice bresciano una sponda e una leva, così da bloccare la realizzazione del luogo di culto musulmano nella Città Eterna.

La Stampa - Così san Paolo VI disse sì alla moschea di Roma