PECHINO - Lo Xinjiang, la provincia più occidentale della Cina abitata da una numerosa minoranza musulmana, è diventata "un enorme campo di internamento avvolto dal segreto", una "zona senza diritti". A denunciare la repressione di Pechino nei confronti dei cittadini di islamici di etnia uigura e kazaka ora non sono più solo attivisti o organizzazioni umanitarie, a lungo voci inascoltate, ma le Nazioni Unite.
Il comitato di esperti per l'Eliminazione della discriminazione razziale, riunito in queste ore a Ginevra per la periodica revisione della situazione in Cina, giudica "credibili" i rapporti ricevuti secondo cui un milione di cittadini sarebbero richiusi nei centri di rieducazione senza alcuna accusa né assistenza legale, sottoposti per il solo fatto di essere musulmani a un lavaggio del cervello nazionalistico. Alcuni stime avevano quantificato il numero di internati tra i 200 mila e il milione: gli esperti dell'Onu danno credito alla versione più tragica, che vedrebbe coinvolto circa il 10% della popolazione musulmana adulta.
Repubblica - L'Onu accusa la Cina: "Uiguri in campi di internamento"

