Sentire parlare, nel 2018, di diritto alla libertà religiosa, è un qualcosa che decisamente stride col nostro pensiero “evoluto”. Ma come? Neppure ce ne rendiamo conto, e spesso, anzi, ci viene istintivamente da negarlo. Al massimo arriviamo a dire: si tratta di episodi marginali, occasionali. Non vediamo. Non vogliamo vedere. Girare la testa dall'altra parte è un habitus consolidato.
E quando un Papa, come ha fatto qualche giorno fa Francesco parlando agli Yazidi, torna a insistere sulla questione – «è inaccettabile che esseri umani vengano perseguitati e uccisi a motivo della loro appartenenza religiosa! Ogni persona ha diritto di professare liberamente e senza costrizioni il proprio credo religioso» – se ne prende atto, e si cerca di girare pagina il più in fretta possibile.
Avvenire - Senza pieno riconoscimento della libertà di credere non può esserci vera pace

Sentire parlare, nel 2018, di diritto alla libertà religiosa, è un qualcosa che decisamente stride col nostro pensiero “evoluto”. Ma come? Neppure ce ne rendiamo conto, e spesso, anzi, ci viene istintivamente da negarlo. Al massimo arriviamo a dire: si tratta di episodi marginali, occasionali. Non vediamo. Non vogliamo vedere. Girare la testa dall'altra parte è un habitus consolidato.