Il metal detector suona in continuazione. «Avanti, avanti», incita l’addetto alla sorveglianza. Nel dedalo di viuzze del Vecchio Cairo la strada che comincia sotto un arco conduce alla chiesa di San Sergio. È quella che custodisce la grotta in cui, secondo la tradizione, la Sacra Famiglia si rifugiò per tre mesi durante la fuga in Egitto. In un angolo, accanto al battistero, spicca l’albero di Natale. Un bambino stacca una pallina. Il padre s’inchina, la raccoglie e la appende di nuovo.
Fra le navate si sente una musica arcana e struggente. La suonano sotto il pulpito Bassen Zakary che pizzica le corde del salterio e Romani Hermes al liuto. «È un canto della nostra Chiesa copta che s’intitola “Golgota” – raccontano –. Viene eseguito durante la Divina Liturgia delVenerdì Santo prima della deposizione».
Avvenire - Reportage. Dal Cairo al deserto, il Natale di cattolici e copti nell'Egitto ferito

Il metal detector suona in continuazione. «Avanti, avanti», incita l’addetto alla sorveglianza. Nel dedalo di viuzze del Vecchio Cairo la strada che comincia sotto un arco conduce alla chiesa di San Sergio. È quella che custodisce la grotta in cui, secondo la tradizione, la Sacra Famiglia si rifugiò per tre mesi durante la fuga in Egitto. In un angolo, accanto al battistero, spicca l’albero di Natale. Un bambino stacca una pallina. Il padre s’inchina, la raccoglie e la appende di nuovo.