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La società ha perso di vista i benefici della religione, e questo genera pregiudizio

synagogue 458368 640Di Ellie Knight

Traduzione a cura di Camillo Maffia

Mercoledì 4 ottobre 2017

“Un sorriso non costa nulla, ma dà molto. Arricchisce coloro che lo donano. Nessuno è così ricco e potente da poterne fare a meno, e nessuno è così povero da non poterne essere arricchito”.

Queste sono le parole che racchiudono la mia esperienza nell'ebraismo, una religione profondamente fraintesa e frequentemente bersagliata. Nei primi pochi mesi di quest'anno incidenti antisemiti, assalti, vandalismo e vessazioni verso la gente e i gruppi ebraici sono aumentati dell'86% negli USA. Le cose nel Regno Unito vanno un po' meglio con un totale di 767 incidenti denunciati tra gennaio e giugno, un aumento di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo nel 2016. I media hanno ritenuto responsabili la presidenza di Trump, la rinascita dei suprematisti bianchi e le tensioni razziali post-Brexit. Benché tutto ciò abbia un suo ruolo, io credo che la causa fondamentale sia la sistematica mancanza di comprensione della religione nella società moderna.

Quest'estate ho volato per il globo per passare qualche mese in un campeggio ebraico per ragazze ed ero terrorizzata. In cosa mi sarei imbattuta? Una società rigida e rovesciata? Un gruppo di donne fuori tempo massimo ed esclusivo? Nella mia mente correvano possibilità illimitate mentre ero seduta in aereo. Stavo entrando nell'ignoto e questo mi spaventava.

Chiunque sia stato in campeggio potrà dirvi quale posto ospitale sia, un luogo in cui si può essere se stessi senza timore dei giudizi altrui. Ma benché ciò sia vero, ribatterei che è l'elemento ebraico del mio campeggio a renderlo un ambiente così speciale ed energico. I valori che ho imparato e il modo in cui i bambini venivano educati era semplice: fa' il bravo, comportati bene, sii buono. Un mio amico lavora in un campeggio ebraico completamente diverso in una parte degli Stati Uniti completamente diversa. Gli ho chiesto della sua esperienza e lui ha detto semplicemente: “Penso che la loro morale sia essenzialmente quella di essere una persona migliore e di comportarsi bene, sono molto comprensivi e molto cortesi e incredibilmente rispettosi e vogliono solo aiutarsi l'un l'altro – quindi che motivo c'è di fare gli stronzi con loro?”. Non voglio fingere di possedere una conoscenza approfondita dell'ebraismo né di avere un'autentica comprensione della fede, ma la gente che ho incontrato aveva idee avanzate, mentalità aperta e i piedi per terra. Le preghiere che dicevamo erano spesso applicabili a chiunque, religioso o meno. Riguardavano l'esser leali, umili, grati e l'importanza della comunità e dello stare insieme come una famiglia. Cantavamo canzoni che invocavano la pace nel mondo, canzoni che enfatizzavano l'importanza dell'uguaglianza, canzoni che erano divertenti e che in qualche modo rievocavano qualcosa dentro di me, una ragazza vagamente cristiana dell'Inghilterra. In occasione dello Shabbat ci vestivamo di bianco, per simboleggiare un nuovo inizio, una pagina bianca per la nuova settimana, qualcosa di cui credo avremmo tutti bisogno di tanto in tanto. Le ragazze si sforzavano di raggiungere il “Middah” della settimana, un valore che spazia dall'amicizia alla padronanza, passando per la gentilezza, per il quale si sentivano riconosciute e ricompensate. Queste bambine stavano solo imparando come diventare esseri umani rispettabili, in un mondo sempre più intriso di odio.

Non sto suggerendo di convertirci tutti né credo che solo l'ebraismo possa essere così aperto. Nel mondo di terrore in cui ora viviamo è stato applicato uno stigma alla religione. Il numero delle vittime di crimini di odio religioso e razzista è salito quasi del 20 percento, dai 14,004 del 2015-16 ai 16,618 del 2016-17. Non che sia mai partita dall'assunto che l'ebraismo fosse in alcun modo negativo, semplicemente non comprendevo fino a che punto la fede potesse essere positiva. Non ho mai pensato molto seriamente alla religione, ovviamente sapevo della sua esistenza, e ovviamente non ho mai creduto che fosse un male, ma non avevo davvero mai visto in azione un esempio così chiaro dei suoi effetti positivi. Per ogni lettore religioso questa epifania può sembrare evidente di per sé, e di questo mi scuso, ma per quei lettori cresciuti atei, agnostici oppure quelli che spuntano “Chiesa d'Inghilterra” sul censimento senza sapere veramente che significa, la religione non è qualcosa su cui ci fermiamo a pensare. In un mondo riempito di così tanto odio e ignoranza verso la religione, è stato illuminante vedere i semplici effetti positivi che aveva sulle vite di queste giovani ragazze. Volendo generalizzare ogni religione è pericolosa, ma piuttosto che temere quello che non capiamo dovremmo sforzarci d'imparare, insegnare ed empatizzare. Se il crimine di odio è guidato dalla paura dell'ignoto, rendiamolo noto.

Articolo originariamente pubblicato su Nouse