Mentre il mondo guarda con preoccupazione all’escalation di tensioni provocate dal dittatore nord coreano Kim Jong-un, e il Consiglio ecumenico delle chiese in un comunicato ha invitato tutte le parti in causa a «percorrere la via del dialogo e a sviluppare nuove iniziative per gestire la crisi e per ridurre la tensione», proviamo a capire come vivono, o sopravvivono, le religioni cristiane nella nazione asiatica.
Mentre formalmente la Costituzione del paese garantisce la libertà religiosa, al contempo afferma che «nessuno dovrebbe servirsene per introdurre forze straniere o disturbare l’ordine sociale e statale». Definizione volutamente vaga sotto il cui cappello si possono far rientrare un mucchio di situazioni.
Alcuni mesi fa un missionario intervistato a Seul ha raccontato come oramai la presenza cristiana nel paese sia insignificante, e che veri credenti, se ancora ne esistono, non hanno certo la libertà di praticare apertamente o di frequentare le chiese o i templi. Che esistono perché costruiti negli anni che vanno dal 1992 al 2009, quando è stata introdotta un’apertura nella legge che ha consentito la costruzione di alcuni edifici.
Cristianesimo in Nord Corea, chiese che soffrono
- Scritto da Camillo Maffia
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Mentre il mondo guarda con preoccupazione all’escalation di tensioni provocate dal dittatore nord coreano Kim Jong-un, e il Consiglio ecumenico delle chiese in un comunicato ha invitato tutte le parti in causa a «percorrere la via del dialogo e a sviluppare nuove iniziative per gestire la crisi e per ridurre la tensione», proviamo a capire come vivono, o sopravvivono, le religioni cristiane nella nazione asiatica.