La recente notizia della detenzione di circa 3.500 fra monaci e monache tibetani nel Centro buddhista Yachen Gar, nella contea di Palyul a Kardze, una prefettura della provincia del Sichuan, mette in luce un’altra dimensione della persecuzione del PCC contro gruppi minoritari quali i tibetani e gli uiguri.
La storia dell’oppressione comunista rivela che abusi e torture di questo genere contro i tibetani sono da sempre una caratteristica della politica praticata dal governo cinese in Tibet. E lo sforzo del PCC per «sinizzare» la religione e la cultura tibetane con programmi di indottrinamento prosegue: i monaci e le monache detenuti sono infatti costretti a diventare “patrioti” cinesi nei campi di concentramento, e qualsiasi accenno di dissenso o di resistenza comporta sevizie e abusi gravi.
Bitter Winter - Il PCC abusa sessualmente delle monache tibetane: il caso di Yachen Gar
Ecco come il PCC elimina i luoghi di culto del buddhismo e delle religioni popolari cinesi
La determinazione con cui il PCC cerca di eliminare le fedi religiose non è una mera questione di “adempimento delle formalità”. Dopo la chiusura dei loghi di culto, spesso i funzionari compiono ispezioni a sorpresa per assicurarsi che non siano più utilizzati. Negli anni scorsi, in febbraio, i fedeli affluivano in gran numero al Parco forestale Wanshan, nella città di Xingyang, nella provincia centrale dell’Henan. Quest’anno però il parco è rimasto insolitamente deserto. Solo pochi templi hanno aperto le porte, di nascosto, per accogliere i fedeli giunti per bruciare l’incenso.
Il parco ospitava 13 templi di varie dimensioni, buddhisti e della religione popolare, e un tempo era stato consacrato dalla popolazione della zona come «luogo santo buddhista». Nell’aprile dell’anno scorso, l’amministrazione locale ha chiuso tutti i templi. I nomi sono stati coperti, le statue di soggetto religioso sono state rimosse, i bruciatori per l’incenso sono stati distrutti e le targhe di riconoscimento ai benefattori sono state tolte.
Ecco come il PCC elimina i luoghi di culto del buddhismo e delle religioni popolari cinesi
Rilasciato Li Yingqiang, della Chiesa della Prima Pioggia. Nessuna notizia sul pastore Wang Yi
Chengdu (AsiaNews) – Li Yingqiang, uno dei responsabili della Chiesa della Prima pioggia dell’Alleanza, è stato rilasciato nel pomeriggio del 18 agosto, dopo otto mesi di prigione. Seppure riunito alla sua famiglia, alla moglie e ai figli, egli è stato scarcerato su cauzione e deve presentarsi ogni giorno all’ufficio della polizia.
Li è stato arrestato insieme a un centinaio di fedeli in un raid delle forze della sicurezza lo scorso dicembre. Il pastore della Chiesa, il rev. Wang Yi, era stato arrestato il 9 dicembre, insieme alla moglie Jiang Rong. Lo scorso giugno, lei è stata liberata e si è riunita con i figli, ma del marito non si conosce nemmeno il luogo di detenzione.
Asia News - Chengdu, abusi e violenze della polizia dopo l’arresto di 100 cristiani protestanti
«Spiego al partito comunista in Cina perché rispettare la libertà religiosa conviene»
Se la Cina vuole continuare a crescere, sviluppare l’economia e avere successo deve rispettare la libertà religiosa. È quello che cerco di spiegare al regime comunista». La frase pronunciata ieri da Brian Grim al Meeting di Rimini potrebbe sembrare eccentrica, per usare un eufemismo, ma il fondatore della Religious Freedom & Business Foundation sa il fatto suo e parla dati alla mano.
Nel 2016 l’ospite presentato dal giornalista di Tracce Luca Fiore ha pubblicato la prima analisi empirica del valore “economico” della religione negli Stati Uniti. Grim ha scoperto che la religione vale ben 1.200 miliardi, contribuisce cioè al Pil americano più di Apple, Amazon e Google messe assieme ed è finanziariamente più importante delle sei più grandi compagnie petrolifere a stelle e strisce.
Tempi - «Spiego al partito comunista in Cina perché rispettare la libertà religiosa conviene»
La recente notizia della detenzione di circa 3.500 fra monaci e monache tibetani nel Centro buddhista Yachen Gar, nella contea di Palyul a Kardze, una prefettura della provincia del Sichuan, mette in luce un’altra dimensione della persecuzione del PCC contro gruppi minoritari quali i tibetani e gli uiguri.