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chateau 3115962 640 1È lecito costringere un parlamentare a vestirsi in Aula secondo le stesse regole di “neutralità” rispettate da un insegnante in classe o da un medico in corsia d’ospedale? Poteva restare un quesito cervellotico fra i tanti partoriti dall’immaginazione degli accademici. Ma in Francia, la questione è ormai serissima, dato che il presidente dell’Assemblea nazionale, François de Rugy (ex verde salito sul carro macroniano), ha appena deciso di proibire nell’emiciclo i segni religiosi e gli altri simboli “vistosi” che denotano specifici orientamenti di pensiero.

La nuova regola, approvata non dall’intera Aula ma solo dal consiglio direttivo di 22 membri (Bureau) che organizza i lavori, stabilisce che l’abbigliamento «non dovrà divenire un pretesto per la manifestazione di qualunque opinione: in particolare, è dunque proibito portare qualsiasi segno religioso vistoso, un’uniforme, un logo o dei messaggi commerciali o degli slogan di natura politica». Insomma, l’espressione dei deputati dovrà restare «esclusivamente orale». Potrebbe rimanere un ricordo lontano ciò che avvenne, ad esempio, fra il 1945 e il 1951, quando l’abbé Pierre, eletto deputato democristiano, si esprimeva in abito religioso. Per il momento, pur incontrando delle obiezioni da parte di deputati di vari schieramenti, la misura sembra essersi insinuata in modo felpato senza suscitare un’ondata vera e propria di proteste.

Avvenire - Francia. Simboli religiosi «cacciati» dal Parlamento

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