Asmae non è alla sua prima udienza. È praticante avvocata presso l’ufficio legale di un’importante università, quella di Modena e Reggio Emilia. Si presenta nell’aula del Tar dell’Emilia Romagna, davanti al presidente della seconda sezione Giancarlo Mozzarelli, con il velo, come sempre: è di origini marocchine e di fede musulmana. Il giudice neppure lo nomina, il velo: «Se non se lo toglie dovrà lasciare l’udienza». La giovane resta di sasso. Esce, un attimo fuori scoppia in lacrime. «Non mi era mai successo». L’episodio non passa inosservato. Neppure ai vertici del Consiglio di Stato: il presidente Alessandro Pajno, poche ore dopo, comunica in una nota di aver chiesto allo stesso Mozzarelli «una relazione circostanziata sull’accaduto ai fini di una compiuta valutazione dei fatti». Pajno presiede anche il Consiglio della giustizia amministrativa.
Ed è dunque anche titolare dell’azione disciplinare nei confronti di consiglieri di Stato e giudici dei Tar. Esemplare, dignitosa e determinata la reazione della giovane praticante. Asmae Belfakir ha 25 anni ed è una ragazza brillante: vive in Italia praticamente da neonata, dove suo padre si è trasferito dal sud del Marocco. Maturità col massimo dei voti, laureata con lode in Giurisprudenza, tesi in inglese, non è un caso che abbia avuto la possibilità di fare pratica in un ufficio legale importante. «Doveva essere un’udienza come le altre, il 5 dicembre ce n’era stata un’altra con lo stesso giudice e non mi aveva detto nulla».
Il Dubbio - Praticante cacciata dall’aula perché porta il velo
Asmae non è alla sua prima udienza. È praticante avvocata presso l’ufficio legale di un’importante università, quella di Modena e Reggio Emilia. Si presenta nell’aula del Tar dell’Emilia Romagna, davanti al presidente della seconda sezione Giancarlo Mozzarelli, con il velo, come sempre: è di origini marocchine e di fede musulmana. Il giudice neppure lo nomina, il velo: «Se non se lo toglie dovrà lasciare l’udienza». La giovane resta di sasso. Esce, un attimo fuori scoppia in lacrime. «Non mi era mai successo». L’episodio non passa inosservato. Neppure ai vertici del Consiglio di Stato: il presidente Alessandro Pajno, poche ore dopo, comunica in una nota di aver chiesto allo stesso Mozzarelli «una relazione circostanziata sull’accaduto ai fini di una compiuta valutazione dei fatti». Pajno presiede anche il Consiglio della giustizia amministrativa.