Prima le provocazioni contro la religione islamica. Poi le botte. A subirle in carcere, nel 2010, un italo-brasiliano, all’epoca 25enne, convertito all’Islam e detenuto nel penitenziario di Asti. Per questi fatti la Corte di Cassazione ha condannato a un anno di reclusione per lesioni aggravate un agente della polizia penitenziaria ora in pensione. La condanna nei confronti di un suo collega coinvolto nei fatti era invece già definitiva nel 2016 perché quest’ultimo non ha fatto ricorso dopo la sentenza della Corte d’appello di Torino.
Ne dà notizia l’Associazione Antigone per la tutela dei diritti dei detenuti, che adesso denuncia un altro aspetto: la vittima – tornata in cella – non può ottenere il trasferimento nel carcere più vicino alla sua famiglia, quello di Alessandria, perché il secondo poliziotto lavora lì. “È molto importante ora che il ministero della Giustizia assicuri protezione al detenuto e che sempre più nei programmi di formazione dello staff si parli anche di libertà religiosa”, commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
Prima le provocazioni contro la religione islamica. Poi le botte. A subirle in carcere, nel 2010, un italo-brasiliano, all’epoca 25enne, convertito all’Islam e detenuto nel penitenziario di Asti. Per questi fatti la Corte di Cassazione ha condannato a un anno di reclusione per lesioni aggravate un agente della polizia penitenziaria ora in pensione. La condanna nei confronti di un suo collega coinvolto nei fatti era invece già definitiva nel 2016 perché quest’ultimo non ha fatto ricorso dopo la sentenza della Corte d’appello di Torino.