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pope 2707195 640Più impegno, «moltiplicare gli sforzi» per realizzare le condizioni di «una pace stabile, basata sulla giustizia e sul riconoscimento dei diritti di tutti». Nell’incontro con Teophilos III patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, il Papa è tornato a esprimere la propria vicinanza alle vittime dei conflitti e in particolare alle comunità cristiane di Terra Santa. Per loro l’auspicio che «siano sempre riconosciuti parte integrante della società e che, come cittadini e credenti a pieno diritto, portino, senza mai stancarsi, il proprio contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, impegnandosi ad essere artefici di riconciliazione e di concordia. Tale contributo sarà più efficace nella misura in cui si realizza una sintonia sempre maggiore tra le diverse Chiese della regione». In questo senso «particolarmente importante sarebbe una crescente collaborazione per il sostegno delle famiglie e dei giovani cristiani, affinché non si trovino nelle condizioni di dover lasciare la propria terra. Lavorando insieme in questo delicato ambito, i fedeli di varie confessioni potranno anche conoscersi meglio e sviluppare rapporti sempre più fraterni». Di qui il rinnovato desiderio e il sincero impegno – ribadito da Francesco – «a progredire nel cammino verso la piena unità tra noi». Perché – ha aggiunto il Pontefice – «non è possibile cambiare la storia, ma, senza dimenticare le gravi mancanze di carità compiute durante i secoli, volgiamo insieme lo sguardo a un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna e diamoci da fare ora, come il Signore desidera».

 

Avvenire - Dialogo. Il Papa: i cristiani parte integrante della Terra Santa

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A SUA BEATITUDINE THEOPHILOS III,
PATRIARCA GRECO ORTODOSSO DI GERUSALEMME, E SEGUITO

 

Beatitudine,
cari fratelli,

con grande gioia vi do il mio benvenuto a Roma. Sono lieto di poter ricambiare, con gratitudine e affetto fraterno, la calorosa accoglienza che Vostra Beatitudine mi ha offerto durante la mia visita a Gerusalemme. Conservo viva nella memoria la premurosa attenzione con la quale Ella accompagnò me e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo nella Basilica che custodisce i luoghi dove il Signore è stato crocifisso e sepolto ed è risorto. Ricordo con commozione la sosta di preghiera nell’Edicola della Tomba vuota. A questo proposito rinnovo il mio compiacimento per il restauro di questo luogo santissimo: non si è semplicemente salvaguardata l’integrità di un monumento del passato, ma si è anche lavorato perché continui a risuonare in futuro la testimonianza che scaturisce da quel sepolcro vuoto: «È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto» (Mc 16,6). Mi rallegro del fatto che il Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme, il Patriarcato armeno di Gerusalemme e la Custodia francescana di Terra Santa hanno lavorato insieme con ottima intesa, come per la Basilica della Natività di Betlemme, così anche per raggiungere questo traguardo, e ringrazio vivamente Vostra Beatitudine per il Suo impegno.

Questo incontro mi offre l’opportunità di esprimere nuovamente la mia vicinanza a tutti coloro che soffrono per i conflitti che da decenni affliggono la Terra Santa. L’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti. Per questo invoco l’aiuto di Dio e chiedo a tutti i soggetti coinvolti di moltiplicare gli sforzi affinché si realizzino le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia e sul riconoscimento dei diritti di tutti. A tal fine, occorre respingere con fermezza il ricorso a qualsiasi tipo di violenza, ogni genere di discriminazione e ogni manifestazione di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebraici, cristiani e musulmani. La Città Santa, il cui Status Quo va difeso e preservato, dovrebbe essere un luogo dove tutti possano convivere pacificamente; altrimenti continuerà per tutti e senza fine la spirale della sofferenza.

 

Discorso del Santo Padre Francesco

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