«A furia di ragionare con la logica “dell’occhio per occhio” finiremo per diventare tutti ciechi. In parte sta già accadendo. Non riusciamo più a vedere con chiarezza. Confondiamo vicini, parenti, amici con dei nemici da massacrare». Monsignor Juan José Aguirre vive in Centrafrica da oltre 35 anni. Da 17 guida la diocesi di Bangassou, nel sud-est della Repubblica, che chiama «la mia casa» proprio come Córdoba, in Spagna, dove è nato. Eppure, afferma il vescovo, fa sempre più fatica a riconoscere la sua terra d’adozione. «È orribile quanto sta accadendo...», dice con voce forzatamente calma. «Non ho tempo per disperarmi – aggiunge –. Ci sono i feriti da soccorrere». Già, i feriti.
Gli ultimi tre sono arrivati poche ore prima. Li hanno portati da Gambo. Il villaggio, a 75 chilometri da Bangassou, è da tre anni sotto il controllo dei ribelli Seleka. Miliziani islamisti addestrati in Ciad: da là, nel 2013, sono arrivati in Centrafrica, scatenando il conflitto. Venerdì sera, a Gambo, c’è stata l’irruzione degli anti-Balaka. Questi ultimi – in principio gruppi di autodifesa formati da non musulmani, in buona parte cristiani – sono diventati spietati quanto i nemici. Il loro blitz, dunque, ha scatenato il panico a Gambo. Il contingente di stabilizzazione Onu (Minusca) ha risposto con forza. «Eccessiva, vorrei sottolineare. Nella sparatoria sono morti tanti civili. Tra loro Adele, la corista della parrocchia. E suo papà. Li conoscevo bene...», prosegue monsignor Aguirre. Tra sabato e lunedì i fatti sono ulteriormente precipitati. Gli anti-Balaka sono riusciti a cacciare i Seleka. Alla fine, però, questi ultimi hanno avuto la meglio. «La loro vendetta è stata brutale. Hanno fatto irruzione nell’ospedale della Croce Rossa e hanno massacrato feriti e parenti in visita. Donne, uomini, bambini, anziani. Civili cristiani in gran parte, non si trattava di anti-Balaka. Li hanno sgozzati uno dopo l’altro. I testimoni mi hanno parlato di almeno cinquanta vittime. Ma potrebbero essere di più». Una strage che ha «profondamente addolorato» papa Francesco. Bergoglio ha ricordato l’episodio ieri, nell’Udienza generale, e ha rivolto un forte appello affinché si metta fine a «questi crimini vergognosi».
Avvenire - Sgozzati per vendetta 50 cristiani. Il dolore di papa Francesco
«A furia di ragionare con la logica “dell’occhio per occhio” finiremo per diventare tutti ciechi. In parte sta già accadendo. Non riusciamo più a vedere con chiarezza. Confondiamo vicini, parenti, amici con dei nemici da massacrare». Monsignor Juan José Aguirre vive in Centrafrica da oltre 35 anni. Da 17 guida la diocesi di Bangassou, nel sud-est della Repubblica, che chiama «la mia casa» proprio come Córdoba, in Spagna, dove è nato. Eppure, afferma il vescovo, fa sempre più fatica a riconoscere la sua terra d’adozione. «È orribile quanto sta accadendo...», dice con voce forzatamente calma. «Non ho tempo per disperarmi – aggiunge –. Ci sono i feriti da soccorrere». Già, i feriti.