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usa 2372123 640La Corte Suprema degli Stati Uniti, il più importante ente giuridico del paese, ha deciso di esprimersi sui conflitti legali al cosiddetto “travel ban” (o “muslim ban“), una norma introdotta per ragioni di sicurezza dal presidente Donald Trump allo scopo di bloccare per 90 giorni gli ingressi negli Stati Uniti di persone provenienti da sei paesi, tutti a maggioranza musulmana, e che era stata successivamente bloccata e sospesa da due tribunali federali. I conflitti legali su cui si esprimerà la Corte Suprema sono in corso tra il governo degli Stati Uniti e un’associazione che difende i diritti civili, e tra il governo e due tribunali federali: la sentenza arriverà ad ottobre, ma l’effetto immediato della decisione della Corte sarà un parziale ritorno in vigore del “travel ban”.
Il “travel ban” era stato introdotto con un ordine esecutivo – che entra immediatamente in vigore –, riguardava le persone provenienti da Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia e Yemen e sospendeva per 120 giorni anche il programma di accoglienza dei rifugiati. Era stato molto contestato subito dopo la sua introduzione, e poi bloccato da due tribunali federali che lo avevano giudicato discriminatorio. La sentenza della Corte Suprema, che non sarà appellabile, risolverà la questione una volta per tutte. Secondo l’amministrazione Trump, questa norma temporanea doveva servire a rimettere in sesto gli apparati di sicurezza del paese; molti però avevano giudicato la norma discriminatoria, per l’apparente arbitrarietà con cui erano stati scelti i paesi in questione, per via di una precedente versione del decreto ancora più dura (anche questa bocciata dai tribunali federali) e per le cose dette da Donald Trump in campagna elettorale, per esempio la promessa di bloccare del tutto gli ingressi nel paese di persone musulmane.

Il Post - Un pezzo del “travel ban” di Trump torna in vigore

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